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Due ore di notte senza vedere anima viva.
Due ore senza incontrare un paese o una macchina che arrivi in senso contrario.

Trovare un motel dove dormire prima di arrivare alla nostra prossima tappa? Un fast food o un ristorantino dove mangiare? Sembra quasi utopia.

Dopo ore di viaggio al buio e senza sapere cosa sarebbe successo di noi, arriviamo per fortuna a Chinle, un paese giusto giusto all’ingresso del Canyon de Chelly, in Arizona.

Presa una stanza dell’unico Hotel presente, un Holiday Inn e mangiato in un fast food: altro purtroppo non c’era.

Il mattino, dopo un sonno ristoratore, il solito tram tram, valigie in macchina, consegnato la chiave, distributore di benzina per fare colazione con il Vanilla French Cappuccino e un muffin gigante e poi viaaaa dentro il parco.

Come d’abitudine, prima fermata al Visitor Center. Consiglio di fermarsi sempre in questo luogo ricco d’informazione: i ranger spiegano molto, danno una mappa, forniscono suggerimenti interessanti. Vale sempre la pena, per cominciare il viaggio quotidiano già pronti per l’avventura.

Il Canyon de Chelly è un parco nazionale ma non si paga la “fee” d’ingresso.

Si entra e ci si trova inizialmente davanti a un brullo panorama desertico. Dopo di ché proprio all’imbocco si innalzano pareti rosse rocciose erose dal tempo alte 9 m che possono anche arrivare anche a un’altezza superiore ai 300 m.
Queste pareti erose dal fiume sono ricoperte da querce e pioppi neri americani mentre tutta la zona è una fertile oasi ricca di praterie, erba medica, campi di grano e grandi frutteti.

Il Canyon de Chelly è oggi il cuore geografico e culturale della nazione Navajo. Il suo nome che si pronuncia “d’Shay”, deriva dalla trascrizione spagnola del termine locale Tsegi, che significa Canyon roccioso.
E’ costellato di hogan che sono in pratica le abitazioni degli indiani d’America; sono fatti di tronchi orizzontali e sono il cuore della famiglia navajo. I Navajo costruivano gli hogan a contatto con il cielo grazie al foro per l’uscita del fumo, e a contatto con la terra attraverso il pavimento di terra battuta.
Le donne navajo qui accudiscono le pecore e tessono tappetini all’aperto e le rovine degli antichi Puebloan accrescono il fascino senza tempo del paesaggio.

Partecipare a tour in jeep con guide navajo è il modo ideale per visitare questa zona. E’ comunque un canyon molto frequentato da escursionisti ma solo il White House Ruins Trail può essere percorso senza alcuna guida. Se uno comunque è interessato basta rivolgersi al Visitor Center che propone diverse escursioni con le guide navajo.
Nel tour da Thunderbird Lodge i turisti vengono trasportati in furgoni o in vecchi mezzi militari.

In questa area sono state rinvenute tracce di quattro culture diverse indigene, cominciando dai Basketmakers, verso il 300 a.C., a cui succedettero nel XI secolo i Grandi Costruttori di pueblo, artefici delle dimore sulle pareti rocciose. Seguirono gli Hopi che vissero qui su base stagionale per circa 300 anni, sfruttando il terreno fertile del canyon. Nel XVII secolo, gli Hopi abbandonarono la zona trasferendosi sulle mesa e ritornandovi soltanto per le attività agricole dei mesi estivi.

Vi consiglio i seguenti punti interessanti da vedere e visitare:

  • Rovine di Mummy Cave. Si tratta di due pueblo separati da un torre centrale, che furono costruiti intorno al 1280 dagli antichi puebloan, i quali vi abitarono per oltre un millennio. Fermatevi ad ammirare queste imponenti rovine dal punto panoramico segnalato.
  • Fortezza Navajo. Questa imponente torre roccioso fu teatro di un assedio di tre mesi, ai primi dell’ottocento, quando un gruppo di navajo si arrampicò qui per sfuggire agli invasori spagnoli. Costretti ad arrendersi dalla tenacia di Carson e dalla fame furono internati in New Mexico.
  • Rovine della White House. Questo insieme di stanze, nascosto in una piccola cavità della roccia, sembra rimasto immutato nel tempo. Le dimore sorgevano al di sopra di un pueblo più grande ora quasi del tutto scomparso. E’ l’unico sito del canyon a cui si può accedere senza una guida navajo attraverso un circuito di 5 Km che serpeggia fino al fondo del canyon e offre splendide vedute.
  • Massacre Cave. Il momento più buio del canyon fu nel 1805, quando le forze spagnole comandate da Antonio Narbona invasero la zona e con il pretesto di attacchi dei Navajo ai loro insediamenti cercarono di sottomettere gli indiani. Alcuni fuggirono arrampicandosi sull’orlo del canyon, altri si nascosero in un grotta in alto nella parete. Gli spagnoli fecero allora fuoco all’interno vantandosi di avere ucciso 115 navajo di cui 90 guerrieri. Gli indiani sostengono invece che la maggior parte dei guerrieri era assente forse a caccia e che le vittime furono per lo più donne e bambini e anziani. Vi fu una sola perdita spagnola quando un soldato che si arrampicava verso la grotta fu attaccato da un’indiana: entrambi precipitarono e per questo gli indiani chiamarono il sito “due precipitarono”. Massacre Cave è il nome inglese.
  • Le più antiche rovine dell’Antelope House, chiamata così per un pittogramma dipinto da artisti navajo intorno al 1830, risalgono al 700 d.c. sono isivili dall’Antelope House Overlook.

Il parco è davvero bello. Anzi bellissimo. Magnetico. Intrigante. Ma allo stesso tempo, molto triste, malinconico, e da un gran senso di bruciore. Bruciore dentro al petto.

Abbiamo cominciato la nostra visita dal South Rim, precisamente dalla Spider Rock, dove, secondo una leggenda Navajo, su questa roccia, alta più di 245 m, visse la Donna Ragno che diede loro l’abilità nella tessitura.
Poi siamo passati al North Rim.

Abbiamo comprato dei gioielli e delle pietre scolpite a mano da un ragazzo della tribù dei Diné che sembrava uno sbandato e molto povero. Una volta al Massacre Cave abbiamo trovato in un angolino che dipingeva sulla pietra, un altro ragazzo indiano, questa volta ben vestito. Non abbiamo avuto bisogno della nostra guida turistica per sapere cosa era successo in quel posto. Con voce lenta e bassa lui ci ha raccontato, facendoci venire i brividi.

Un luogo bello ma triste, un luogo di memoria, di quasi sacralità.

Piacere di conoscervi! Sono Eleonora, una "ragazza" italiana di 45 anni :) Non li dimostro vero? Ho molte passioni e alcune fanno parte del mio stile di vita e del mio essere profondo: viaggiare, fotografare e scrivere. Scontate? Eppure è così che vivo la mia vita, in bilico tra tacchi alti e tubino e scarpe da trekking per viaggi on the road! Ultima cosa, non meno importante: amo follemente gli animali! e per il profondo sentimento che nutro per loro ho scelto uno stile di vita e alimentare molto green. Sono sempre di corsa, perché mi piace divorare la vita. E proprio perché di corsa, vivo sfide come le corse alle 5 di mattina e le maratone! Tipo quella di New York che è stata la mia prima! Seguitemi, ne scopriremo insieme delle belle!

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